Author : Faÿ Bernard
Title : La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII
Year : 1935

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Avvertenza. La bio-bibliografia di Bernard Faÿ (1893-1978), americanista e settecentista di rango accademico, ma al tempo stesso collaborazionista sotto il regime di Vichy e come tale condannato all’ergastolo nel 1945 (venne graziato nel 1959), militante monarchico e dell’estrema destra cattolica (le sue esequie furono officiate da Monsignor Marcel Lefebvre), è troppo vasta e complessa per essere riassunta in breve spazio. Qui è sufficiente ricordare che, messosi in luce sotto il profilo antimassonico con la pubblicazione di La Franc- Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIIIe siècle (Editions de Cluny, 1935), nel 1940 fu nominato dal governo di Pétain amministratore generale della Bibliothèque nationale nonché, dal Sicherheitsdienst tedesco, capo del Service des sociétés secrètes (S.S.S.) con l’incarico di classificare i documenti sequestrati dall’occupante germanico negli archivi delle disciolte organizzazioni massoniche e di schedare i loro membri. La prima edizione italiana (la stessa utilizzata per la presente edizione elettronica) dello studio sopra menzionato venne pubblicata a cura di Giuseppe Perotti dalla casa torinese di Giulio Einaudi nel 1938: la presentazione dell’Autore s’inscrive, e risulta ben comprensibile, nel clima e nello sfondo politico dell’epoca, che vedeva l’approvazione in Italia delle leggi razziali e l’allineamento della dittatura fascista alle posizioni hitleriane. Dall’Indice OPAC SBN ne risultano una ristampa nel 1939 e una seconda edizione, sempre einaudiana, nel 1945, come pure una nuova edizione (Edizioni di AR, Padova) a cura di Italo De Giorgi nel 1999. L’odierna riproduzione del testo del 1938 è integrale, salvo per quanto concerne l’indice dei nomi (pp. 299-315) dell’edizione originale a stampa, che è stato omesso, e le correzioni dei refusi ivi indicate (p. 315), che abbiamo direttamente provveduto ad operare. Poche righe soltanto di presentazione ad un saggio letterariamente gradevole e facilmente scorribile, ma inevitabilmente datato in termini storiografici. Lo stile è brillante e l’Autore dà il meglio di sé nei piccoli medaglioni di personaggi che si susseguono, quasi una selezione rappresentativa e paradigmatica di un’umanità irripetibile nel contesto d’una stagione unica nella storia di Francia, tra la «gloriosa rivoluzione» inglese e quella delle Colonie americane, in preparazione dell’evento finale – la Rivoluzione per antonomasia – che ne costituì il termine e la corrusca apoteosi. E il fascino della narrazione faÿana permane nonostante le perplessità circa la congruenza tra la Franc-Maçonnerie e i, peraltro felicissimi e godibilissimi, ritratti di Hamilton e di Boulainvilliers, e nonostante altresì la palese prevenzione nei confronti di un Desaguliers e soprattutto di un Ramsay, a preferenza dipinti attraverso un iniquo recupero delle coeve maldicenze di salotto e di cenacolo. Ma tant’è: Faÿ era uomo dichiaratamente di parte e intellettuale totalmente engagé nel secolo in cui l’impegno politico rappresentò cifra obbligata e distintiva degli intellettuali di punta, e nel quadro di un confronto ideologico senza regole e senza quartiere, come di lì a poco si sarebbe constatato prima in terra ispanica e poi a livello planetario, allorché - esaurito il tempo per l’esercizio delle armi della critica – si sarebbe dato di piglio alla critica delle armi. Tutto ciò a scapito dei non pochi giudizi lucidi e penetranti che scoppiettano come fuochi d’artificio nel corso dell’esposizione, facendo rimpiangere quel maggiore e più equilibrato approfondimento che avrebbe probabilmente trasformato uno stimolante pamphlet in un autentico studio storico-filosofico. Roma, 1° settembre 2012. Il Curatore. ...